GLOSSARIO PER NON INDIGENI

Argiaccarsi : all’ origine era il semplice sdraiarsi,  come chi si butta in un prato sulla giacca per fare il pisoletto del meriggio con una spiga in bocca, ma ad oggi soprattutto si intende lo sdraiarsi in maniera scomposta, il vero e proprio stravaccarsi.

Babellare : parlare molto, chiacchierare o spettegolare.

Bacioccare : detto degli oggetti e non delle persone, s’ intende che qualcosa “baciocca” quando fa molto rumore nel muoversi.

Bagassa : dialettismo neologico da assorbimento il cui significato è bagascia.

Balla : niente a che vedere con le menzogne, prendere la balla significa ubriacarsi, nei vari gradi possibili : mezza balla, balla, balòun da l’ ostia.

Baracca : “fare baracca” o “sbaraccare” significa fare casino, ma casino positivo come grandi cene e bevute, sbraitando in allegria.
L’ etimologia risiede nello stato in cui si lascia il luogo in cui si fatta la baracca...

Bariagozzo : è il ciucchettone, l’ ubriacone da osteria, da paese. Alticcio e poco pulito.

Bariago zucco : espressione scesa a valle dagli Appennini che indica il massimo grado di ubriachezza raggiungibile. Da un montanaro, quindi molto oltre la soglia umanamente concepibile.

Barozzo : è il carretto da trotto che viene attaccato al cavallo. Termine con cui si indica una gran quantità di cosa da fare tipo “mi faccio un barozzo di cazzi miei”, così, per indicare discrezione...

Basla : è l’ adorata zuppiera senza piede, fonda e piena di tortelli. E’ detta in questo modo perché con gli ultimi tortelli, quelli cui sanno arrivare solo gli uomini di maggior provata probitudine, ci si bagna inevitabilmente di burro colante la “basla”, ossia il mento. 

Bazza, bazze : termine di origine modenese tanto versatile quanto impossibile all’ etimologazione.
La bazza è uno scherzo, ma anche una beffa, oppure una menata, così come la fisima di qualcuno...insomma se siete a Modena e non vi viene una parola state tranquilli che è una bazza.

Besiarsi : infastidirsi profondamente, tanto che la puntura d’ ape o anche di semplice zanzare è definita “besieda”.

Berleccare : è il leccare, ma fatto con enfasi.

Biassare : masticare.

Biolco : letteralmente il biolco sarebbe il contadino, detto anche “vilàn”, ma usato come aggettivo può indicare modi grezzi e quasi villani, anche senza quasi.

Bogna, bognone : bernoccolo. Esiste l’ uso generico per indicare una cosa in rilievo.

Boletàri : uno perennemente in bolletta, molto povero, magari e soprattutto perché i soldi li sperpera.

Boundagnìnt : letteralmente, buono a nulla. 

Brancare : abbrancate, agguantare.

Brancata, brancone : è la manciata.

Brenta : grossa pentola o zuppiera, che è giusto sognare piena di brodo fumante.

Brintone : quasi sinonimo di ciucco e ubriacone, ma con una sfumatura diversa e nobilitante. Il brintone, infatti, è chi beve molto (chi ne beve una "brenta"), ma non necessariamente scollina nella stato di ebbrezza. Gli autori della presente opera, per fare un esempio, sono certamente brintoni, quasi mai essendo ciucchi o ubriachi.

Broda : è la benzina.

Bronza : termine ingannevole che può significare tanto scoreggia quanto padella.
Nel caso della scoreggia (che così frequentemente subodoriamo in questa storia) si allude a quella di tipologia fonico-musicale piuttosto rumorosa ed altisonante, goderecci a e scoppiettante.
Per i più filologi pare che questa definizione sia d’ origine bolognese, anche se non vi sono prove certe che ne siamo i maestri di specialità.
In altro uso lo stesso termine può alludere ad una grossa padella o meglio ad un grosso paiolo in cui scoppiettino fagioli, pisarei o, meglio ancora, capeletti.
Gli originali paioli erano di rame, al limite stagnati, non certo di bronzo, ma tant’ è, la definizione ha resistito nel tempo. 

Bsunto : unto, molto unto, untissimo. L’ idea pura dell’ unto. Si può usare spregiativamente, magari con riferimento alle morchie, ma in questa storia l’ uso è sempre affettuoso, si vanno ad indicare i giusti grassi che entrano nella composizione perfetta dei piatti.
“Bsuntare” può gergalmente voler alludere a corruzione, quello che pretendeva di fare lo Sterparo, per capirci, ma troppo alta è la morale dei nostri eroi per pensare che...

Busone : definizione in uso soprattutto nel bolognese ed in Romagna che indica l’ omosessuale.

Bussilano : è la classica ciambella, ma dalla forma irregolare quasi a biscia, ecco perché, forse, verso il mantovano la definizione degrada e declina in “bissolano”.

Cagadùbid : cagatore di dubbi. Dicesi di personaggio indeciso, e dunque spesso inaffidabile.

Cartone : pugno, cazzotto.

Catamaledìsa : letteralmente sarebbe locuzione traducibile con un comune “che dio ti maledica”, trattasi però di locuzione spuria di importazione piacentino-mandrogna, guardatevi bene da chi ne fa uso. Pare ne esista versione giovanilistica, sintetizzata in “Kata”, ma la cosa non è certa e più che altro pare si tratti di locuzione usata da vecchi infiltrati, travisati, nel mondo dei teenager.

C’ at gnèss un cancher : alla lettera si potrebbe tradurre “che ti venga un canchero” laddove però il semplice definire “canchero” pare cosa né ordinaria né banale: anche il letteralissimo parallasse canchero-cancro appare riduttivo, se non riconducendo all’ odierno e medico “cancro” tutta quella categoria di “brutti mali” per cui si moriva tra rassegnazione e mistero nell’ Emilia contadina.
Frequentissimo l’ uso intercalare che può significare stima come disprezzo, lusinga o insulto, gioia o dolore, imprecazione o giubilo.
Insomma se l’ Emilia ha un senso è tutto in questa frase.

Catrame, catramone : termine con cui si indica una ragazza molto brutta.

Cavagna o cavagno : letteralmente è un grosso cesto di corda, quello in cui all’ origine si raccoglieva la frutta. Serve nell’ uso comune ad indicare una gran quantità di cose.
Cinno, cinnazzo : alla lettera sarebbe il ragazzetto, ma l’ uso si estende dai bimbi agli adolescenti fino ad indicare poca maturità in un adulto.

Cavolfiùra : è posizione dell'amore canonizzata da noto artista e professore del Basso Pimentonte. Trattasi di metodo di monta della donna brutta, a novanta sul tavolo, con la gonna sulla testa, così da poter godere dei panorami decenti tralasciando gli altri. Prende il nome (con qualche licenza di fantasia dell'autore) dall'immagine che ne esce, che somiglierebbe a un cavolfiore.

Cioccapiatti : il cioccapiatti è una figura composita, trattasi infatti di fanfarone linguacciuto che alla prova dei fatti non riesce a fare tutto quel che racconta.
Genericamente può indicare anche un imbranato.

Ciocco, cioccato : il ciocco è un grosso rumore o un incidente stradale. Uno “cioccato” può essere o uno che le ha prese o uno che non c’ è tanto con la testa.

Cioppo : letteralmente sarebbe fascio, d’ erba o d’ insalata o comunque in generale di vegetali, ma l’ uso è estendibile anche a raggruppamenti di persone, non per forza coglitori di margherite.

Cirletta, cirlina : ragazza figa e fine. Sinonimo di “fragolino” o “bella robetta d’ora”. Figa sta a fighetta come cirla a cirletta.

Cricclone : letteralmente è qualcosa o qualcuno molto sporco. Può indicare anche uno sporcaccione, sessualmente parlando, ma anche più semplicemente uno di quei giovinastri agghindati post grunge, un po’ no global, un po’ da centro sociale.

Culano : omosessuale, detto con poco disprezzo e molta incomprensione.

Darci all’ alta : smettere, rinunciare.

Donlèra : termine che nasce spregiativo con cui si indica una donna grossa e grezza, ma soprattutto grezza e cattiva, magari anche manesca o sbraitona.
Col tempo è rimasto l’ uso stupito a commento di donnoni giganteschi.

Donorione : termine utilizzato eslcusivamente in piccole città di provincia (soprattutto di quella che ha dato le origini all'oggi Santo), ovvero a cavallo tra basso Pimemonte, Lombardia e Piacentino, per indicare una donna imponente. In sostanza è sinonimo dissacratorio di "donnone".

Drugatàs : drogataccio, tossico.

Durione : trattasi di erezione esplosiva e perdurante, probabilmente così detta per analogia con i commestibili duroni Vignolesi.

Et màt ? : domanda molto frequente, “sei matto?”.

Fionda : scordatevi i tirasassi, in dialetto è la bugia.

Fòla : favola. Una cosa o meglio una ragazza che è una “fòla” è ovviamente bellissima.

Fresca : terminologia largamente diffusa nel bolognese e che indica i soldi.

Frullare : è come guzzare.

Fubbia : la cintura dei pantaloni.

Fugàsa : ossia quando la focaccia diventa fugaccia. Difatti fare focaccia o fugàsa significa marinare la scuola.

Fuma : neologismo calcistico di origine bassoappenninica, indica un tiro di forza straordinaria, non necessariamente precisissimo.

Gabazza : termine dall’ etimologia incerta che tende ad identificare grandi mangiate accompagnate da altrettanto grandiose libagioni, il tutto in una atmosfera goliardica e ubriacamente festosa.

Gaioffa : è la galera.

Gallatore : italianizzato, evidentemente. Indica un grande amatore, ma più ancora un gran guzzatore.

Ganasse : letteralmente ganasce o mandibole. Strumento indispensabile dell’ allegro mangione che generalmente tende peraltro a farne gran vanto, motivo dal quale discende anche un modo di dire molto comune in Emilia ossia “fare il ganassone” o “fare della ganassa”, ossia vantarsi, fare lo sbruffone.

Giandlone : omaccione alto e dinoccolato, tendenzialmente imbranato o comunque poco sveglio, così detto perché arriva senza scale alle ghiande, commestibili solo per i porci.

Giarone : è una grossa pietra, un grosso sasso, un “ghiaione” via.

Godrone : dal francese goudron, catrame, indica perlopiù una ragazza brutta.

Gogno, gognino : piacentinismo che indica il maiale.

Grattone : è un pugnaccio.

Guazza : la guazza è la rugiada della notte, ma il lasciare uno alla guazza può genericamente voler dire abbandonarlo, lasciarlo solo, non necessariamente farlo dormire all’ addiaccio.

Gugiòl, gugiolo : è il maiale, specificatamente quando è giovane ed arzillo.

Guzzare : fare sesso, generalmente con poco amore. Equivale agli italianizzati scopare o trombare. In alcuni casi la “guzzata” è una fregatura che si da o si prende, ma qui il termine si usa ed abusa con evidente riferimento erotico.

Imbalzarsi, imbalsato o imbalzato : l’ imbalzarsi letteralmente è l’ atto di inciampare, specialmente nelle balze del vestito, e magari anche cadendo, mentre l’ imbalsato è più genericamente l’ imbranato.

Inascarire : dialettismo che irrita l’ eccitazione sessuale, l’ arrapamento o , per dirla col Banfi, l’ ingrifamento.

Incannare : alternativa a guzzare.

Incantonare : mettere nel “cantòun”, ossia nell’ angolo. Operazione fattibile anche con una donna...

Infoiarsi : vedi inascarire.

Infumanarsi : arrabbiarsi parecchio, incazzarsi.

Inquartare : vedi guzzare.

Invisandato : maggiorativo di “esaltato”, si dice di uno quando è in preda a cieca fede o a cieca libidine. In entrambi i casi può avere un significato positivo o negativo.

Lansone : è il fiatone.

Liffo : aggettivo che letteralmente indica una cosa grandemente capace di stuzzicare la golosità, specialmente riferito ai dolci, ma poi traslato a tutto lo scibile, specialmente se lo scibile è una certa biondina...
Lòcco : piacentinismo di influenza bassopiemontese per indicare il matto.

Loffa : scoreggia nella variante silenziosa e flatulenta, subdola e tendenzialmente puzzolentissima.

Loffone : letteralmente lo scoreggione, ma anche più in generale un soggetto poco attivo, poco dinamico.

Lorda : a scelta del grado d’ ira e del destinatario, se uomo o donna, pugno o sberlone.

Lorione : donna corpulenta e molto brutta, di una bruttezza un po’ ferina, animalesca.

Madonna, smadonnare,tirare delle madonne : se la madonna è la bestemmia, il resto è, in pratica, bestemmiare.

Marletta : atto di autoamore maschile. In parole povere una sega, anche se il termine “marletta” si utilizza perlopiù con connotazioni goliardiche e comunque di valutazione positiva dell’ atto in sé.

Milacanchero, millecancheri : con questo modo di dire si intende indicare un aggeggio, uno strumento, un oggetto del quale si fatica a capire il funzionamento o che si ritiene esteticamente o funzionalmente inutile.
Esiste anche il modo di dire “c’ at gnèss un milacancher”, variante in migliaia del detto classico.

Morchiento o morcento : sporco di morchia.

Osviglio : termine generico che indica un attrezzo generico anch’ esso, perlopiù di uso agricolo, ma nella moderna società industriale i più misoneisti usano questo vocabolo per definire il pene.
 
Paciana : letteralmente grossa rana o grosso rospo, ma nell’ uso corrente con questo termine si indica una persona imbranata.

Pavèra : tipologia di schiaffo, più raramente pugno, molto forte.
Tra i calciofili indica anche il calcione falloso o un tiro di grande potenza.

Nimèl : uno dei tanti modi per dire maiale, in tutte le sue accezioni.

Nissone : livido.

Orba : l’ orba è, come ovviamente deducibile, il buio.

Patocco : aggettivo che indica mollezza il cui paragone tipo è “patocco come un caco”.

Pilla : la “pilla” sono i soldi.

Pisarèi e fasò : straordinario piatto icona della cucina piacentina. Tagliando corto si potrebbe dire che siano gnocchetti con sugo di fagioli, ma è definizione assolutamente, mostruosamente insufficiente; occorrerebbe un trattato a parte per descriverne e capirne l’ intima essenza, cosa che dovrete fare da soli, se avete sale in zucca, noi ci limitiamo ad indicarvi la Via.

Platta : filologicamente parlando sarebbe una pacca dietro la testa, sul coppino, ma può genericamente essere anche uno schiaffo.

Polleggiare : oziare.

Prillare, prilìn o prillino : prillare è l’ atto di girare, mentre un prillino è un gingillo di facile maneggevolezza. Il “bel prilìn” è una bella ragazza o donna minuta, maneggevole e molto invitante al maneggiamento.

Ravatto, ravattone : alla lettera sarebbe chincaglieria da robivecchi, più in generale è riferibile a robaccia di qualunque tipo.

Rezdora o Resdora : matrona che attende alle faccende di casa, specialmente attenta e perita in quelle di cucina di cui è la gran signora e padrona confezionando perfette pietanze tradizionali, giustamente condite e testardamente misoneiste.

Saltafossi, seltafòs : il saltafossi è un trafficone, un truffatore, al limite un delinquentello, comunque un disonesto un po’ ciarlatano, magari ladro, ma spesso sorpreso nell’ atto di compiere le sue malefatte e dunque costretto a scappare per i campi, da cui l’ ovvio saltare i fossi.

Sandrone, sandronaccio : definizione ed aggettivo che prendono i natali dalla omonima maschera carnevalesca Cadelboschese. Trattasi di personaggio tutt’ altro che sveglio, nelle rappresentazioni teatrali si spazia dallo scemo del villaggio al fessacchiotto puntualmente raggirato.

Saràfa, saràffa : soggetto un po’ subdolo e vagamente truffatore, sostanzialmente un millantatore gran chiacchierone.

Scachetti : noccioline, arachidi.

Schienafredda : modo di dire che indica chi non ha voglia di lavorare.

Sbragare : rompere.

Sbrai, sbragli : sono le urla.

Sbrocadòra : termine col quale si definisce una femmina particolarmente perita nelle arti sessuali, segnatamente nelle pratiche orali.

Sburlare : spingere.

Scaravoltare : rovesciare, capovolgere.

Sciancare, scianco : letteralmente strappare, strappato, ma a noi interessa soprattutto la locuzione “figa scianca” ossia quella categoria di donne che non solo o non tanto sono brutte, ma sono soprattutto insopportabili o deprimenti.

Scinghiare : neologismo di ordine motoristico, indica l’ andare fuori di testa.

Scora : simpatico diminutivo di scoreggia.

Scurgione : simpatico accrescitivo di scoreggia.

Scurza : simpatico diminutivo di scoreggia.

Sfetlare : affettare, soprattutto salame bello spesso con un coltellaccio.

Sfrumblare : vedi guzzare.

Sgabagliare : scappare, sgattaiolare via.

Sgaggiarsi : sbrigarsi, darsi una mossa. Un tipo “sgaggio” (l’ affermazione tipo è “sgaggio mica da ridere”) è uno molto sveglio, furbo, dinamico. Uno che ci sa fare.

Sgherbiare, sgherbiato, sgherbionato : graffiare, graffiato, molto graffiato.

Sgobbo : scherzo, ma anche e soprattutto tiro mancino, forse per innata diffidenza e superstizione nei confronti dei gobbi.

Sgodronare : verbo che può indicare molte attività (quai tutte invero...), dal darsi alla caccia di ragazze brutte fino allo spazzolare qualunque cibo in tavola. E’ verbo di  introduzione dialettistica relativamente recente, quindi è vittima di abuso, eccone spiegata la molteplicità d’ impieghi.

Sgurante, sgurare : pulire con forza, calcandoci parecchio. Lo “sgurante” è, giocoforza, qualcosa che pulisce e stura, che apre varchi al suo passaggio.

Sgustoso : poco cordiale, intrattabile.

Slovato : una persona “slovata” è una che mangia enormemente e senza ritegno, un pozzo senza fondo, una fogna.

Smataflone : schiaffo che differisce dalla più virile “lorda” per il caratteristico rumore o “ciocco”, riservato generalmente alle donne o ai bambini.

Smummiarsi : sbrigarsi, darsi una mossa. Parrebbe neologismo esotizzante, invece è termine antico.
Che le mummie siano invenzione Emiliana ?

Snasuplare : letteralmente annusare, fiutare, ma più frequente è l’ uso per curiosare.

Spanizzo : aggettivo modenesbolognese che indica una roba o una persona rapida, sbrigativa, decisa. Una tipa spanizza è una che non se la tira, nel giusto solco tra alla mano e pronta a darla...
Spapellare, spapellato : letteralmente spalmato, spiaccicato. Il detto tipico è “spaplé come ‘na rana” per indicare uno che sia stanchissimo, stravolto.

Squarona, squarone : nella variante "squaraccione" e nella più moderna e trendy "squaraus", sta a significare l'atto del riempirsi la mutanda di cosa umida e calda, con l'esclusione dello sperma, che ha i suoi termini tecnici dedicati. In pratica l'autodefecatio, o il sollazzare se stessi ed i terzi con flatulenze "vestite".

Stambiàra : letteralmente la porcilaia. Detta così perché lo “stambi” è la cella in cui ogni maiale viene tenuto per l’ ingrasso.

Stare dalla parte dei coppi : in una valutazione, stare sul sicuro.

Stellato : uno che è stellato (stlè) è uno stanchissimo, stravolto, rovinato, talmente stanco dunque da cadere sul posto e rimanere immobile a guardare le stelle.
 
Stravaccarsi : rilassarsi, buttarsi sul divano o sul letto “alla vacca maniera”.
Sumèr : somaro. Esiste la variante accrescitiva “troia d’ un sumer”, ma nulla a che vedere con le libere esercenti al ciglio della strada, semplicemente è un rafforzativo tipo “pezzo di somaro”.

Strigare : letteralmente sarebbe togliere i nodi dai capelli o dal pelo o da una criniera o da una coda di un animale, ma lo “strigarsela” può anche indicare il doversi arrangiare.

Taccarsi : vestirsi. La taccata o “tachèda” sono la vestita che anticamente veniva intesa come elegante, quindi coi tacchi.

Taglio di prima : se alla domanda “ci sono belle ragazze nel tal locale?” vi viene risposto con
questo evidente paragone da macelleria, state pur certi che ne vedrete delle belle.

Tenca, teinca : fantasiosa allegoria con cui definire il membro maschile paragonandone la forma a quella del pesce in oggetto, la tinca. Di una eventuale corrispondenza olfattiva del paragone non vi sono ad oggi prove.

Tendere : tendere a qualcuno o a qualcosa vuol dire badarci, occuparsene, tenerlo d’ occhio.

Tirabusòun : alla lettera, con evidente francesismo, il cavatappi. Il pompino a tirabusòun è pompino che simula la strenua aspirazione del tappo, tipica del cavatappi tradizionale. Se la ragazza è di spirito, si possono usare le di lei orecchie come le braccia ferree del cavatappi. Non tutte ci stanno.

Tognini : i “tognini” sono i tedeschi, ma questa è definizione un po’ affettuosa e un po’ di stima ben lungi dal comune “crucchi”. Prende però la definizione dalla “tognina” dialettalmente equivalente del teschio, dunque, almeno nel passato, etimologicamente siamo dalle parti della paura.

Zotta : è il tipico pastone tiepido con cui si nutrono i maiali.